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LA GESTIONE ATTUALE DEI TRIBUTI LOCALI.

Premessa.

Attualmente in Italia gli uffici dell’area finanziaria degli enti locali prestano maggior attenzione che in passato alle risorse derivanti dal titolo 1 delle entrate e cioè i tributi locali.

Alcuni comuni italiani hanno già affidato l’accertamento e la riscossione dei tributi principali a società specializzate che hanno predisposto un piano particolareggiato per

il recupero dei crediti relativi soprattutto ad I.C.I., T.A.R.S.U. e T.O.S.A.P. per gli anni dal 1993 ad oggi.

Altri comuni invece hanno organizzato il proprio ufficio tributi in modo da espletare il compito di imporre, accertare e recuperare i tributi locali e curando personalmente il relativo contenzioso tributario presso le commissioni tributarie provinciali e regionali.

Possiamo dire che gli enti che affidano a terzi l’accertamento delle imposte locali stanno progressivamente aumentando e le percentuale calcolata sul recupero fiscale, che viene attribuita a queste società, si aggira mediamente dal 25% al 40%.

I risultati ottenuti confrontando il bilancio degli enti che hanno affidato il recupero fiscale alle società appaltatrici del servizio tributi e gli enti invece che hanno curato in proprio tutti i tributi dipendono soprattutto dalla qualità del personale che gestisce i tributi, dalla serietà organizzativa delle società appaltatrici del servizio e dalla percentuale introitata da queste società sul tributo accertato e riscosso.

Per individuare la capacità organizzativa, finanziaria ed impositiva degli enti ai fini

delle scelte relative ai tributi possiamo elencare gli indicatori principali.

  1. L’autonomia finanziaria che esprime l’incidenza delle entrate proprie su quelle correnti.
  2. L’autonomia impositiva che esprime la capacità dell’ente di prelevare le risorse in modo coattivo .
  3. La pressione finanziaria che indica l’importo ottenuto dalla sommatoria delle entrate tributarie ed extra-tributarie diviso il numero dei residenti nel comune.
  4. La pressione tributaria invece evidenzia il prelievo tributario medio pro-capite per ciascun ente locale.

In particolare su un piccolo campione relativo a comuni mediamente ubicati in zone prevalentemente commerciali , artigianali e con vocazione turistica , aventi un numero di abitanti compresi tra i 5.000 ed i 20.000, sono stati ottenuti questi risultati:

  1. Autonomia finanziaria compresa tra il 40% ed il 72%.
  2. Autonomia impositiva compresa tra il 32% ed il 56%.
  3. Pressione finanziaria compresa tra 670.000 e 1.600.000 per abitante.
  4. Pressione tributaria compresa tra 570.000 e 1.350.000 per abitante.

Altra ricerca è stata fatta sullo stesso campione in merito al rapporto : entrate tributarie/ totali entrate ed in questo caso l’incidenza del titolo 1 sul totale entrate è stato compreso tra il 15% ed il 35%.

I comuni con il più alto indice sono stati ovviamente quelli aventi una più alta pressione tributaria e quelli che si trovano ubicati in particolari zone a medio alto sviluppo commerciale ed artigianale.

 

Economicità della gestione.

Gli enti locali sono aziende che hanno come scopo sociale la massimizzazione dei benefici per la comunità di riferimento territoriale e rientrano tra le aziende di erogazione.

Pertanto la gestione delle risorse tributarie e patrimoniali è molto importante per tutti i comuni e quindi entriamo ad approfondire il settore del controllo della gestione evidenziando bene i concetti fondamentali che sono alla base .

I mezzi a disposizione sono le risorse economiche che devono essere gestite secondo i criteri di efficacia, efficienza ed economicità stabiliti espressamente dall’art. 197 T.U.E.L.

Infatti solo ottimizzando la gestione delle risorse è possibile massimizzare l’utilità sociale nel rispetto dell’equilibrio di bilancio.

La distruzione della ricchezza è causata dalle inefficienze gestionali ed è misurata dal risultato economico che sarà correttamente rilevato contabilmente con il segno negativo.

Non essendo l’utile l’obiettivo da massimizzare , il bilancio finanziario deve tendenzialmente chiudere in pareggio.

Questo non significa che ogni attività svolta ed ogni servizio prestato debba chiudere in pareggio economico, ma che la somma dei risultati delle singole gestioni deve tendere a bilanciarsi ossia ad autofinanziarsi.

Infatti ogni volta che un servizio viene prestato in deficit per esempio poiché si reputa politicamente necessario applicare prezzi non remunerativi dei costi effettivamente sostenuti dall’ente = prezzi politici o sociali, occorre individuare altri servizi oppure altre attività che generino un margine positivo.

Questi ultimi servizi che dovranno produrre per definizione un margine economico positivo saranno " profit oriented " e come tali andranno gestiti come fossero vere e proprie imprese, questo per consentire all’ente nel suo complesso di finanziare le attività in deficit e dunque adempiere all’obbligo del pareggio di bilancio.

Siamo pertanto giunti alla conclusione che, anche nelle aziende di erogazione pubbliche, esistono dei servizi che sono in tutto assimilabili ad imprese.

Tutto questo non era stato percepito nel recente passato a causa del perverso meccanismo del ripiano dei deficit di bilancio operato a pioggia per gli enti locali.

Tale meccanismo arcaico spingeva i singoli enti a generare inefficienze e quindi deficit patrimoniali cioè a distruggere ricchezza in quanto lo Stato avrebbe provveduto ad equilibrare con effetti redistributivi della ricchezza nazionali del tutto distorti e comportanti conseguenze negative sull’equità sociale e politica del paese.

Per un’azienda pubblica in senso stretto il fine è il soddisfacimento dei bisogni e pertanto occorre potenziare l’offerta dei servizi.

Qualsiasi efficienza si traduce infatti in capacità di produrre maggiori e migliori servizi sia in termini quantitativi che qualitativi.

In questo caso creare ricchezza significa per l’ente perseguire lo scopo sociale che è massimizzare il dividendo sociale dell’attività istituzionale in termini di offerta di servizi sempre più validi dal punto di vista quantitativo e qualitativo.

 

Soluzioni tecniche.

Gli strumenti esistenti allo scopo di risolvere organizzativamente il problema sono:

  1. Pianificazione finanziaria cioè: REL.PREV.PROG. + Bilancio triennale + P.E.G.; equivalenti al budget finanziario delle imprese ed aventi come obiettivo la verifica dell’efficacia della gestione.
  2. La verifica dell’equilibrio finanziario attraverso il Rendiconto finanziario.
  3. Reporting gestionale per servizio elaborato extracontabilmente sulla base di rilevazioni di spese e proventi.
  4. Analisi non automatica e sistematica con la contabilità .

Dopo aver terminato questa prima fase occorre istituire la contabilità economica analitica che costituisce un indispensabile presupposto organizzativo attraverso un sistema integrato di contabilità economico-patrimoniale che implica le seguenti fasi:

  1. Conto economico gestionale per servizio.
  2. Stato patrimoniale di servizio.
  3. Piani economico – finanziari.
  4. Contabilità a partita doppia integrata.